Classifica Ben-Vivere 2020

La vetta della classifica resta saldamente in mano al triangolo del Nordest con Bolzano che si conferma prima e Pordenone seconda che sorpassa di misura Trento. Resta al quarto posto Firenze – prima provincia di una Regione non a statuto speciale – risalgono rispettivamente al quinto e al sesto Milano e Bologna, seguite dal gruppo di testa delle province di medie dimensioni: Parma settima, Siena ottava che guadagna ben 9 posizioni rispetto allo scorso anno, Prato e Pisa a chiudere la top 10. Poi c’è tutto il Nord e il Centro a dominare la prima metà della classifica, con Roma al 42esimo posto (-2), mentre Sud e Isole arrancano verso il fondo.
La graduatoria del Ben-vivere in Italia, però, non è così statica e scontata come potrebbe apparire fermandosi alle prime tre posizioni. Anzi, in questa seconda edizione della ricerca – effettuata da Avvenire con la Scuola di economia civile e il contributo di Federcasse – si possono notare forti progressi e altrettanto netti peggioramenti dei diversi territori rispetto agli indicatori che determinano la qualità della vita nelle nostre province.
Lo studio, infatti, prende in esame oltre 90 parametri relativi a dieci domini (Demografia e famiglia, Salute, Impegno civile, Ambiente turismo e cultura, Servizi alla persona, Legalità e sicurezza, Lavoro, Inclusione economica, Capitale umano, Accoglienza) misurando il ben-vivere in un territorio non solo dal punto di vista della ricchezza economica ma secondo gli indicatori del Benessere equo e sostenibile (Bes) e gli obiettivi di
sviluppo sostenibile indicati dall’Onu (Sdg) che valorizzano maggiormente le dimensioni sociali e ambientali della nostra vita. I ricercatori della Università di Roma Tor Vergata e della Lumsa, Lorenzo Semplici e Dalila De Rosa – coordinati dai docenti Leonardo Becchetti, Luigino Bruni e Vittorio Pelligra – hanno quindi rielaborato i dati a livello provinciale di Istat e altre fonti ufficiali, facendo emergere una misura tradizionale
del benessere, privilegiando gli aspetti che gli studi empirici su soddisfazione e senso della vita dimostrano essere fondamentali. Ad esempio: la qualità dei servizi alla persona, la possibilità di dar vita a nuove iniziative economiche, l’offerta formativa, la salvaguardia dell’ambiente, la capacità di accogliere e tutelare la vita nelle sue varie forme.
A grandi linee risaltano, ad esempio, la migliore qualità del vivere in molti centri di media dimensione, rispetto a quelli grandi ed economicamente più “ricchi”, evidenziando le possibilità di crescita equilibrata di territori solitamente considerati marginali e mostrando al contempo in quali ambiti occorrerebbe investire, da parte degli amministratori pubblici e della società civile, per elevare la qualità della vita nella propria provincia e renderla anche maggiormente attrattiva per le attività economiche e soprattutto per le persone.
In questa seconda edizione della ricerca – basata sui dati del 2019 in relazione a quelli del 2018 che caratterizzavano la prima – le maggiori differenze in positivo e in negativo riscontrate riguardano diversi territori. A cominciare da Vercelli e Brescia (vedi articolo a pagina II) che guadagnano rispettivamente ben 13 e 12 posizioni, mentre 11 posti recuperano Aosta, Ferrara e Lucca. Vercelli migliora in particolare per
l’aumento della diffusione dei servizi per l’infanzia, la riduzione del numero dei Neet e l’aumento del tasso di occupazione. Migliorano i dati sulla partecipazione al lavoro anche ad Aosta, dove cala la microcriminalità, mentre si registrano progressi nell’offerta di trasporto pubblico e l’accessibilità alle scuole. Ferrara registra progressi nei domini di Famiglia e demografia, impegno civile, salute e capitale umano. A Lucca sono invece gli aspetti ambientali ad aver determinato il miglior piazzamento rispetto al 2019.
Per contro, si registrano anche clamorosi peggioramenti come quello record di Isernia che perde 22 posizioni (finendo 73esima), Sondrio che cala di 15 posti, Pescara meno 12 e Nuoro che ne perde 11. Ma – province autonome e Regioni a statuto speciale a parte – ciò che si nota è che da un anno all’altro le posizioni sono stabili. Se solo ci si impegna – amministrazioni, società civile e cittadini insieme – per cambiare la realtà dei nostri territori.

Francesco Riccardi
Avvenire

– riproduzione riservata –

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