Classifica generatività in atto

Che cosa fa di un territorio un posto ideale in cui trascorrere la propria vita? Il vivere serenamente, in un ambiente sano e sicuro, senza timori per la propria salute e sicurezza, certamente. La possibilità di lavorare, di guadagnarsi da vivere possibilmente esprimendo al meglio sé stessi. E ancora trovare casa, metter su famiglia, facendo crescere i propri figli all’interno di una comunità più vasta, con la quale si condividono valori di fondo. Di più: sentirsi responsabilie e impegnati perché quel territorio, quella stessa comunità di cui ci si sente parte continui a migliorare in una ricerca della felicità che è personale e sociale insieme. Un posto, insomma, in cui il proprio agire conta e può essere un fattore di cambiamento. In una parola: può essere generativo.
Con i ricercatori guidati dai professori Leonardo Becchetti, Luigino Bruni e Vittorio Pelligra, e il supporto di Federcasse, abbiamo cercato di fare un passo ulteriore verso la rappresentazione di un nuovo modello di benessere che avesse al centro la generazione piuttosto che la produzione (o meglio che veda la produzione non come fine a se stesso ma come vincolo e mezzo necessario per il fine della generazione) sviluppando un indice di “generatività in atto”. Questo approccio, per certi versi rivoluzionario, fa tesoro dei risultati più recenti degli studi econometrici sulle determinanti della soddisfazione e del senso del vivere che identificano nella generatività una componente di importanza fondamentale. Per generatività, come
accennavamo all’inizio, si intende la capacità delle nostre scelte di avere un impatto positivo su ciò che ci circonda, la generatività è espressività orientata ad un fine e si snoda attraverso quattro tappe fondamentali individuate dal sociologo Erik Ericson: desiderare, far nascere, accompagnare, lasciar andare.
È stato empiricamente dimostrato, infatti, che le persone sono felici, cioè la loro vita è soddisfacente e ricca di senso, se sono generative. Ma se questo è vero, allora la generatività non può non entrare anche nelle valutazioni e nelle misurazioni del ben-vivere. Con l’indicatore della “generatività in atto” abbiamo dunque fatto il primo passo in questa direzione con una misura multidimensionale della generatività di un territorio
che combina la vivacità dell’attività economica ed intellettuale (come ad esempio la creazione di start-up, la registrazione di brevetti), con la ricchezza della presenza di organizzazioni sociali e dell’attività di volontariato e la sfida sociale per le diverse generazioni (ad esempio la quota di Neet, giovani che non lavorano, non studiano e non sono in formazione, e dall’altra parte l’invecchiamento attivo).
La classifica delle diverse province che ne scaturisce – al di là delle prime tre posizioni appannaggio ancora una volta di Bolzano, Pordenone e Trento – segnala in maniera ancora più netta la vivacità di molti centri di medie dimensioni. E soprattutto una spiccata mobilità nelle posizioni intermedie con territori che compiono grandi progressi nel corso di un solo anno ed altri che altrettanto velocemente peggiorano e si vedono
sorpassati. Netto ad esempio il miglioramento di Massa Carrara, 39 posizioni guadagnate (vedi box a pagina V), ancora di Brescia (+30 posti), Grosseto (+24) e una capitale del Sud come Palermo che migliora anch’essa di 24 posizioni risalendo al 79esimo posto. Il Nord e il Centro dominano sempre la prima metà della classifica, ma il Sud quanto a generatività riesce a piazzarsi relativamente meglio, con Bari al 54esimo
posto (+8 rispetto al 2019).

Francesco Riccardi
Avvenire

– riproduzione riservata –

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