Progetto

La proposta nuova ed originale, che si inserisce in una letteratura sterminata di indicatori semplici e compositi di benessere (individuale, sociale, economico, ambientale, multidimensionale), è quella di leggere e conseguentemente misurare, con l’unica lente unificante e trasversale della generatività, il ben-vivere dei nostri territori. Con il concetto di generatività intendiamo uno stile di vita comune a tutti i soggetti attori della vita della Res-Publica, capace di determinare effetti benefici sulla vita di altri esseri umani, valorizzando appieno la nostra natura relazionale nei termini di un’ecologia integrale operativa. Il costrutto della generatività permette di passare da una definizione statica di benessere ad una dinamica di ben-vivere, in cui tutti (cittadini, imprese, istituzioni, società civile) sono al contempo parte attiva e passiva del beneficio prodotto, in una continua relazione di reciprocità. Il ben-vivere è civile se generativo, ed è generativo se le relazioni di qualsivoglia natura vengono costruite non in modo strumentale alla massimizzazione dell’interesse individuale (razionalità dell’homo oeconomicus), ma con un approccio di we-rationality (razionalità del noi), secondo cui il soggetto agente interpreta la propria scelta e dunque la propria azione come la sua parte di un’azione comune che ha buone conseguenze per noi (Bruni, 2010).

Il ben-vivere civile, in questa chiave di lettura, può essere declinato in quattro spazi di generatività (pilastri fondamentali) o, in altri termini, quattro spazi in cui è necessario essere generativi per conseguire un miglioramento di ben-vivere civile:

– La generatività delle relazioni
– La generatività dell’inclusione socio-economica
– La generatività della cura
– La generatività dell’impegno civile

Nella definizione di questi pilastri si sovrappongono e convergono a sintesi teorie diverse e complementari, dalla prospettiva dell’ecologia integrale (Papa Francesco) a quella dello sviluppo sostenibile (Onu), da quella della multidimensionalità dei capitali (sociale, economico, ambientale, umano) a quella legata al capitale civile, dalla libertà individuale come impegno sociale (Sen) alla libertà responsabile (Cesareno e Vaccarini), dall’approccio delle capacità (nelle sue diverse forme, Sen e Nussbaum) a quello basato sui diritti umani, dal welfarismo tradizionale a quello complementare, dalla teoria dei basic needs (Streeten e Stewart) a quella dei beni primari (Rawls).

E’ un progetto che interessa tutte le categorie sociali e produttive del nostro paese. In primis i nostri amministratori locali e nazionali, i quali conoscono benissimo l’importanza di una metrica evoluta delle dimensioni del benessere, declinate nel ben-vivere, senza la quale è impossibile misurare e valutare il livello di soddisfazione dei loro cittadini ed elettori. Livelli che, come ormai ampiamente diffuso nella letteratura di riferimento, indicatori sintetici tradizionali come Pil e tasso di occupazione, se presi singolarmente, non riescono più a catturare.

Giaccardi e Magatti immaginano la generatività come nuovo immaginario della libertà, di una libertà che ci permette di uscire da noi stessi e di essere responsabili nei confronti della società, una libertà da vivere come impegno civile, necessaria per riformare l’odierno modello di sviluppo e per rinnovare il sempre più incrinato sistema democratico.

Il Team di ricerca

Coordinatori:
Leonardo Becchetti (Università degli Studi di Roma Tor Vergata);
Luigino Bruni (Università LUMSA),
Vittorio Pelligra (Università di Cagliari)

Ricercatori Junior:
Lorenzo Semplici (Phd in Scienze dell’Economia Civile presso la LUMSA) 
Dalila De Rosa (Phd in Scienze dell’Economia Civile presso la LUMSA)